Un prodotto IGP

L’economia e la vita del Monte Amiata si legano da sempre ad un prodotto: la castagna. Con i suoi frutti e con il suo legno il castagno dell’area amiatina ha sostentato per secoli la popolazione della zona, e rimane anche oggi una risorsa importantissima.

La storia della castagna del Monte Amiata

Il Monte Amiata e i suoi abitanti sembrano essere legati alla pianta del castano da sempre. Le prime testimonianze di una società dedita alla coltura della castagna sul Monte Amiata risalgono infatti all’Ottocento secolo dopo Cristo. Nel corso dei secoli successivi gli statuti delle diverse comunità amiatine ci hanno lasciato la testimonianza scritta di questa dipendenza: sono presenti antiche norme che vincolavano la coltivazione e la raccolta del castagno, così che la pianta venisse preservata; chi non rispettava tali dettami veniva pesantemente punito con multe assai salate. L’autorità locale aveva l’autorità nel decidere anche quali piante potessero essere tagliate e, dal momento che questo prodotto era così importante per la dieta popolare, era esplicitamente previsto un periodo in cui la raccolta di questi preziosi frutti era lasciata libera, così che non solo i proprietari delle piante potessero beneficiarne, ma anche i più poveri. Le castagne, una volta trasformate in farina, andavano a costituire infatti l’elemento basilare dell’alimentazione locale, riuscendo a sostenere la popolazione del Monte Amiata grazie ai suoi alti valori nutrizionali. Il castagno era noto anche come “pianta del pane”, e la polenta fatta con la farina di castagne era così importante nella dieta da sostituire il pane di frumento. Pare fosse per questo che veniva chiamata anche “pane di legno” o “pane dei poveri”.

Come si coltiva oggi la castagna del Monte Amiata IGP

La castagna del Monte Amiata si vede riconoscere nei tempi moderni il marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta) e in seguito quello IGP (Indicazione Geografica Protetta), che certifica l’origine, la qualità e le metodologie di produzione di questo frutto. La zona di produzione è quella occidentale e meridionale del Monte Amiata: i comuni produttori appartengono alle province di Grosseto e di Siena. Le piante vengono coltivate a un’altitudine che non supera i 1000 metri sul livello del mare. Il microclima della zona è ideale per questo tipo di coltura, così come la natura vulcanica del terreno: insieme questi due elementi donano al frutto un’identità organolettica ben specifica. La certificazione IGP impedisce l’uso di fertilizzanti sintetici e prevede che la raccolta del frutto sia fatta in modo da non danneggiare la pianta. La castagna dell’Amiata si raccoglie tra settembre e novembre, e tre sono le tipologie coltivate: il marrone, particolarmente indicato per l’industria dolciaria; il cecio, le cui caratteristiche lo rendono ideale per l’industria alimentare; e infine la bastarda rossa, perfetta per essere consumata fresca. Pur in presenza di tre varietà, esse vengono commercializzate in maniera distinta: l’IGP vieta infatti di mescolare le tre specie di castagna nel momento dell’immissione sul mercato. La conservazione si ottiene tenendole in acqua fredda per circa una settimana e lasciandole poi asciugare in ambiente ventilato, un processo che talvolta può essere anticipato da una sterilizzazione con acqua calda.

Foto: TeamarbeitSimilar Posts:

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